Il sapore unico del vino da produzioni di nicchia

  • By SIG.RA BARBARA
  • 17 Oct, 2017
una cantina con bottiglie di vino

Per amanti e intenditori, il vino è un piacere che va ben oltre l’aspetto organolettico.

Per paesi come il nostro poi la coltivazione, la conservazione e infine la degustazione dei vini autoctoni italiani ha a che fare con storia, cultura e tradizione, oltre che con quella memoria ancestrale che ha resistito all’usura del tempo e, attraverso i prodotti della terra, si è tramandata fino ai giorni nostri.

L'eccezione e l'eccezionalità italiane

Dal punto di vista enologico, si sa, l’Italia è da sempre un paese depositario di grandi tradizioni e al tempo stesso alfiere delle avanguardie più intraprendenti.

Passione, rispetto delle stagionalità e ricerca di sentori sempre nuovi si fondono con una sapienza artigianale che solo la viticoltura italiana (assieme a quella francese) sa garantire. La naturale biodiversità del nostro paese, poi, fa il resto: è grazie a essa che lungo la penisola si affastellano centinaia, se non migliaia, di vini autoctoni italiani, alcuni dei quali prodotti in quantità modeste, ma non per questo trascurabili dal punto di vista del gusto e della qualità.

In fondo, non si vive di solo Chianti, Lambrusco, Vermentino o Nero d’Avola (tra i vini italiani più venduti all’estero).
Andare alla scoperta dei piccoli produttori di vini locali è uno dei piaceri cui un vero appassionato della materia non potrebbe mai rinunciare.

Alla ricerca dei migliori vini autoctoni italiani

È esattamente quello che facciamo noi di Alser Vini a Peschiera Borromeo: ci impegniamo da anni nella scoperta e soprattutto nella valorizzazione dei nostri migliori vini locali, ma anche di quelli d'Oltralpe.

Un lavoro di ricerca duro e appassionato al tempo stesso, che coinvolge l’azienda 365 giorni l’anno, fra viaggi, incontri con i piccoli produttori, rigorose selezioni e successiva commercializzazione dei prodotti migliori ancora in attesa di una rampa di lancio. Un vero elogio della qualità e dell’indipendenza produttiva, perché Alser Vini crede nel valore del coraggio di essere se stessi e di esprimerlo attraverso il proprio lavoro.

Percorriamo l’Italia in lungo e in largo per scoprire i più preziosi tesori nascosti del nostro territorio. Molti di essi finiscono poi sulla tavola di migliaia di persone, per la loro e la nostra gioia.
Ma soprattutto per la gioia di chi quei vini autoctoni italiani li ha coltivati, in primis per passione.

Un piccolo assaggio

Esponiamo adesso qualcosa di più "concreto" su cui poter ragionare.

Qui di seguito troverete citati alcuni dei vini autoctoni da noi selezionati che non possiamo fare a meno di raccomandarvi caldamente :

  • Rosso Conero Doc Lanar : chi ha detto che dalle Marche arriva solamente il Passerina e poco altro? Questo vino rosso corposo e al tempo stesso gentile smentisce categoricamente tale assioma. Da vitigni coltivati nello splendore paesaggistico del Parco Naturale del Monte Conero, a poche centinaia di metri dal mare, un gioiello vinicolo con sapori fruttati intensi e persistenti;

  • Zimberno – Aglianico del Vulture di Michele Laluce: piccolo produttore lucano con vitigni nella zona tra Ginestra e Venosa. L’influenza vinicola della vicina Puglia si fa sentire, soprattutto nella struttura e nella tessitura di intensi sapori di frutti selvatici;

  • Passito di Roveglia : dall’omonima tenuta nei pressi del versante sud del Lago di Garda, un insolito passito ottenuto da un sapiente blend di uve. Il bel colore giallo oro fa da terrapieno a una sinfonia di sentori, speziati e persistenti. La consistenza vellutata e l’inusuale gusto fruttato non si dimenticano facilmente. Provatelo come accompagnamento per un dolce, non ve ne pentirete;

  • Grechetto di Todi DOC Cantina Tudernum : dalle parti di Todi, questo bianco vivace e robusto è considerato, non a torto, un’istituzione. Grazie ai suoi sentori fruttati e al tempo stesso dolci, si presta a una moltitudine di abbinamenti. Inoltre l’alto grado di persistenza nel palato lo rende ottimo anche per una degustazione in solitaria;

  • Ribolla Gialla dell’Azienda Agricola Zof : a proposito di istituzioni, tra i vini autoctoni italiani merita una citazione a parte questa assoluta eccellenza proveniente dal Friuli. Un vino spumante che è una vera esplosione di gusti. Acidità marcata, freschezza (va bevuto preferibilmente ben refrigerato) e sapori fruttati talmente persistenti da incidersi nella memoria. Nella zona di Udine e dintorni è considerato alla stregua di un simbolo della comunità. E il forestiero che si rifiuta di brindare con esso non è mai visto di buon occhio!

By SIG.RA BARBARA 07 Nov, 2017
Come abbiamo già avuto modo di affermare, solo la Francia può contendere all’Italia la leadership nella produzione vinicola d’eccellenza. Ci sono vari motivi che contribuiscono a questo primato più meno condiviso (anche se la rivalità storica fra le due “scuole” vinicole è ben lungi dal dirsi sopita).
By SIG.RA BARBARA 17 Oct, 2017

Per amanti e intenditori, il vino è un piacere che va ben oltre l’aspetto organolettico.

Per paesi come il nostro poi la coltivazione, la conservazione e infine la degustazione dei vini autoctoni italiani ha a che fare con storia, cultura e tradizione, oltre che con quella memoria ancestrale che ha resistito all’usura del tempo e, attraverso i prodotti della terra, si è tramandata fino ai giorni nostri.
By SIG.RA BARBARA 22 Sep, 2017

La vinificazione in botte può essere definita come un’arte nell’arte: se infatti produrre vino d’eccellenza è un’attività che, nelle sue espressioni migliori, può essere assimilata al gesto artistico, conservare il vino e farlo invecchiare in condizioni ideali è a sua volta un combinato dagli equilibri estremamente delicati, disposto tra creatività e rigore filologico.

Le origini della vinificazione in botte – un settore in cui Alser Vini si distingue da anni nell’area di Peschi era Borromeo – si perdono nella notte dei tempi. Di sicuro già i popoli antichi, a partire dai Romani del tardo Impero (dal 250 d.C. circa), conoscevano e apprezzavano le capacità delle fibre di legno di determinare il sapore del vino e la qualità del suo invecchiamento.

Certo, all’epoca non si parlava di tannini, e termini come “corpo” o “struttura” non erano certo associati al frutto di Bacco; ma le botti in legno esistevano eccome, e la materia prima era scelta con grande cura.
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