Le colline migliori per produzioni vinicole non sono solo in Italia!

  • By SIG.RA BARBARA
  • 07 Nov, 2017
calice di vino con aperitivo
Come abbiamo già avuto modo di affermare, solo la Francia può contendere all’Italia la leadership nella produzione vinicola d’eccellenza. Ci sono vari motivi che contribuiscono a questo primato più meno condiviso (anche se la rivalità storica fra le due “scuole” vinicole è ben lungi dal dirsi sopita).

Le ragioni di un successo che non tramonta

Che cosa rende i vini francesi tanto speciali? Sull’argomento sono stati scritti centinaia di libri, ed è complicato riassumere tutto in poche righe. Proviamo però a sintetizzare almeno un elemento cardine in un’unica parola: territorio.

Parlando di vini italiani, abbiamo messo in risalto la biodiversità del nostro paese. In Francia forse ce n’è meno; ma in compenso alcune sue regioni, in particolare quelle collinari, sono morfologicamente, climaticamente e geologicamente predisposte per coltivare vitigni d’eccellenza.

Borgona, Champagne, Provenza, Bordeaux: nomi che sono sulla bocca di tutti, simboli universali di una qualità tramandatasi da generazioni lungo il crinale di un’orgogliosa (e orgogliosamente difesa) cultura contadina. A tale caratteristica, che i francesi si sono ritrovati in casa, fa da pendant una cosiddetta wine culture di estrema raffinatezza. I vini francesi risentono – ovviamente in positivo – di tale attenzione al prodotto. Non a caso, i migliori vini francesi sono il frutto di attente selezioni delle uve, di una lavorazione minuziosa e studiata nei minimi particolari e di un processo di conservazione in cui, ancora una volta, nulla è lasciato al caso.

Specialità d'Oltralpe

Al pari di quelli italiani, tuttavia, anche i vini francesi risentono di quella tendenza al consumo massimalista che, soprattutto dall’estero, orienta e condiziona le richieste sul mercato. Detto in altri termini, si tende a privilegiare quasi sempre e quasi solo i nomi già affermati, a discapito dei piccoli produttori indipendenti, spesso artefici – in Italia come in Francia – di prodotti che non sfigurerebbero nei ristoranti più pregiati o nelle cantine più fornite.

Alser Vini di Peschiera Borromeo si è sempre posta questo come obiettivo primario: sottrarre i migliori tra i piccoli produttori di vino dal cono d’ombra in cui sembrano confinati, e dar loro la possibilità di far apprezzare i loro prodotti su scala più ampia.

In tal senso, la sua selezione di vini francesi non ha nulla da invidiare a quelli italiani. Provare per credere.

I vini francesi che abbiamo scelto per voi

E per darvi un assaggio di quello che vi aspetta visitando il sito e la galleria dei prodotti di Alser Vini, ecco una selezione nella selezione di uve francesi disponibili in vendita:

  • Cadillac Grand Nobles di Château Salins : ricavato da acini coperta dalla cosiddetta muffa nobile del Botrytis Cinerea, è un vino dall’acceso colore giallo paglierino, dal sapore dolce e persistente;

  • Chablis Premier Cru Beauroy di Gérard Tremblay : affermatosi negli ultimi anni, è un bianco prodotto solo con uve Chardonnay di prima qualità. Sapore vivace e rotondo, esaltato dai sentori floreali di ritorno;

  • Passion - Cuvée Brut Blanc de Noirs di Marguerite Guyot-Damery : si tratta di uno champagne frutto di selezioni attentissime e certosine, e per questo prodotto in modeste quantità. Dolcezza di fondo, un bel ritorno fruttato e un consistente bouquet di essenze floreali costituiscono il niente affatto trascurabile apparato organolettico. Al palato si presenta insolitamente pastoso e vellutato, a dispetto della vivace effervescenza;

  • Sancerre Blanc di Patrice Moreux : una ritrovata eccellenza tra i vini francesi, prodotta al 100% con uve Sauvignon. Dal forte sentore agrumato con ritorni floreali, al palato si rivela particolarmente sapido, con una struttura delicata e un finale che richiama essenze floreali.

By SIG.RA BARBARA 07 Nov, 2017
Come abbiamo già avuto modo di affermare, solo la Francia può contendere all’Italia la leadership nella produzione vinicola d’eccellenza. Ci sono vari motivi che contribuiscono a questo primato più meno condiviso (anche se la rivalità storica fra le due “scuole” vinicole è ben lungi dal dirsi sopita).
By SIG.RA BARBARA 17 Oct, 2017

Per amanti e intenditori, il vino è un piacere che va ben oltre l’aspetto organolettico.

Per paesi come il nostro poi la coltivazione, la conservazione e infine la degustazione dei vini autoctoni italiani ha a che fare con storia, cultura e tradizione, oltre che con quella memoria ancestrale che ha resistito all’usura del tempo e, attraverso i prodotti della terra, si è tramandata fino ai giorni nostri.
By SIG.RA BARBARA 22 Sep, 2017

La vinificazione in botte può essere definita come un’arte nell’arte: se infatti produrre vino d’eccellenza è un’attività che, nelle sue espressioni migliori, può essere assimilata al gesto artistico, conservare il vino e farlo invecchiare in condizioni ideali è a sua volta un combinato dagli equilibri estremamente delicati, disposto tra creatività e rigore filologico.

Le origini della vinificazione in botte – un settore in cui Alser Vini si distingue da anni nell’area di Peschi era Borromeo – si perdono nella notte dei tempi. Di sicuro già i popoli antichi, a partire dai Romani del tardo Impero (dal 250 d.C. circa), conoscevano e apprezzavano le capacità delle fibre di legno di determinare il sapore del vino e la qualità del suo invecchiamento.

Certo, all’epoca non si parlava di tannini, e termini come “corpo” o “struttura” non erano certo associati al frutto di Bacco; ma le botti in legno esistevano eccome, e la materia prima era scelta con grande cura.
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